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L’Elettroforo Perpetuo di Alessandro Volta

La prima invenzione importante del Volta fu quella che lui chiamò “elettroforo perpetuo”. Mentre fino ad allora si ottenevano scosse elettriche solo mediante strofinio ed accumulo in un condensatore come la bottiglia di Leida,

il Volta riesce dopo vari tentativi a concepire uno strumento in grado di caricarsi in modo istantaneo grazie al semplice contatto. Lo strofinìo è effettuato inizialmente su una base resinosa che si carica di elettricità negativa (ad esempio l’ambra) detta “schiacciata”. Un disco metallico con manico isolante è appoggiato sulla schiacciata carica, il contatto con la mano, scarica elettricità negativa dal disco (respinta dall’elettricità dello stesso segno della schiacciata). Il disco resta carico positivamente e tale carica può essere sfruttata spostando il disco con il manico isolante (per non disperderla) dove si vuole che avvenga una scintilla ad esempio, o per produrre fenomeni di induzione elettrostatica. Una volta scaricato, il disco può essere immediatamente ricaricato semplicemente riappoggiandolo sulla schiacciata carica e scaricando a terra con il dito della mano. Per tale motivo Volta lo chiamò “perpetuo” anche se, si noti bene, non è una macchina perpetua in grado di generare energia dal nulla! La carica del disco può essere rivelata avvicinandolo al becco metallico di un elettroscopio o mettendolo direttamente a contatto con esso. Se c’è tensione, le linguette si allontanano, se non c’è tensione, le linguette restano abbassate.

COSA SI MISURA CON L’ELETTROSCOPIO?

La domanda che si ponevano gli “elettrizzanti” dell’epoca (seconda metà del ‘700) era sapere in realtà cosa misura l’elettroscopio: la quantità di carica elettrica? La sua densità? Fu il Volta a fornire la risposta con un esperimento semplice ed efficace.

Si metta a contatto dell’elettroscopio un disco metallico carico, le linguette si separeranno; si metta poi in contatto con lo stesso elettroscopio (o direttamente con il primo disco, non cambia nulla) un secondo disco di superficie identica al primo: immediatamente le linguette si abbasseranno di circa la metà della divaricazione iniziale eppure è chiaro a tutti che la quantità di carica è rimasta la stessa, solo che si è distribuita su una superficie doppia e così si è “diluita”. Pertanto possiamo affermare che l’elettroscopio NON misura direttamente la quantità di carica , ma la sua intensità o, come diceva il Volta, la tensione elettrica (l’intensità dello sbilancio elettrico).

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