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Meo Patacca Va In Convento

Dopo i due grandi successi di “Er carnevale di Meo Patacca” e il “Matrimonio di Meo Patacca” continuano le avventure del nostro eroe con la nuova commedia musicale “Meo Patacca va in convento” scritta dagli autori Claudio Natili e Carlo Giustini e musicata dal maestro Natili con le coreografie di Eleonora Pedini in scena al teatro Viganò dal 28 Marzo al 7 Aprile.

L’azione si svolge alla fine del ‘600 e in questa nuova commedia Meo dovrà cercare di sopravvivere ad una epidemia di peste che sta colpendo violentemente Roma. Papa Innocenzo cerca di aiutare la povera gente offrendo spazi di ricovero ai malati aprendo all’interno delle chiese lazzaretti e “ospitali” e chiamando dalla Germania i più grandi luminari della scienza medica e per sensibilizzare tutto il clero romano ad aiutare i poveri malati, annuncia al mondo cristiano che, chiunque indossasse l’abito talare o il saio francescano, sarebbe stato immune dal contagio. La parola del papa è santa, quindi indubitabile e fa nascere in Meo l’dea di rimediare per sé e per i suoi amici di avventura Peppe l’Oca e Lucrezio, il saio che li renderà immuni dalla peste. La possibilità gli viene data dall’arrivo in piazza di tre fraticelli mandati da papa Innocenzo a benedire le case della povera gente e dopo averli fatti ubriacare, Meo gli sfila i sai e li spedisce dentro botti di vino, lontano da Roma.

La peste colpisce duro in città, ma Meo, convinto che il saio indossato lo rende immune dal contagio, continua i suoi scherzi alla sua vittima previlegiata, Marco Pepe costretto a subire continuamente le sue angherie.

Modello classico del bullo romanesco Meo deve dimostrare continuamente coraggio in ogni occasione, pena il disonore e il discredito dinanzi ai compagni di avventura (Lucrezio e Peppe l’Oca) ma nello stesso tempo, pronto alla burla e allo scherzo a volte pesante. “Meijo ‘na risata che ‘n par de lagrime!” dice continuamente il nostro eroe.

Finalmente la peste finisce, Roma è finalmente salva e papa Innocenzo, per glorificare il miracolo, fa costruire sopra Castel Sant’Angelo la statua dell’arcangelo Michele nell’atto di rinfoderare la spada della punizione divina per i peccati commessi.

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